La vera storia di Anna Politkovskaja. Il funerale.

La vera storia di Anna Politkovskaja. Il funerale

Chi era Anna Politkovskaja, la reporter russa che osò denunciare il regime di Vladimir Putin, gli eccidi della guerra in Cecenia e gli orrori perpetrati da Ramzan Kadyrov?

Per scrivere il mio romanzo Anna Politkovskaja. Reporter per amore edito da Morellini ho studiato la sua vita. Letto i libri che ha scritto e che su di lei sono stati scritti. Ho intervistato le persone che le sono state vicine: la sorella Elena, l’amica Nadia, l’inviata Stella Pende… Poi, intorno alla sua biografia, ho costruito una cornice narrativa che ha reso più accattivante la sua biografia, già però molto avvincente.

A seguire, un capitolo alla volta, ecco la biografia, completa e approfondita, di Anna Politkovskaja, la grande reporter russa che, fino all’ultimo, fu una spina nel fianco per Vladimir Putin, Ramzan Kadyrov e tutti i soldati russi che, in Cecenia, si macchiarono di reati gravissimi.

Questa è la diciassettesima puntata. La sedicesima è: L’omicidio

Il funerale

“Voglio che conosciate la verità. Poi, se vorrete, potete sempre optare per il cinismo e fare finta di niente”.

 

Martedì 10 ottobre 2006. Una folla oceanica, valutata in un milione di persone, raggiunge il cimitero di Troekurovskoe, dove è stata aperta la camera ardente di Anna Politkovskaja. Strade coperte di fiori e candele accese. In prima fila, ci sono capi di Stato da tutto il mondo, il segretario generale dell’Onu Kofi Annan e lo stesso Vladimir Putin, che per l’occasione ha rimandato il suo appuntamento a Dresda con Angela Merkel, anche lei presente. Non manca all’appello neanche una folta delegazione delle madri di Beslan, fatte arrivare a Mosca grazie a un volo speciale messo a loro disposizione dal governo russo. La cerimonia viene trasmessa in diretta dalle principali reti televisive russe, oltre che in eurovisione…

Non una cronaca fedele dei fatti, ma solo una provocazione. A immaginarsi il funerale di Anna Politkovskaja come avrebbe dovuto essere ma non è stato, è Adriano Sofri nella prefazione del libro Proibito parlare, che raccoglie alcuni degli articoli più sconvolgenti della reporter moscovita.

La vera storia di Anna Politkovskaja.Il funerale

Facciamo un passo indietro.

Dell’omicidio della Politkovskaja, nessun telegiornale russo dà la notizia.

Vladimir Putin non cambia i suoi programmi: va a incontrare la cancelliera tedesca Angela Merkel a Dresda. Questo luogo ha per lui un particolare valore sentimentale: qui ha fatto il suo apprendistato nel Kgb. Il suo primo commento è: “La giornalista assassinata non aveva una grande influenza politica. Era nota negli ambienti dei difensori dei diritti umani e nei media occidentali”. Salvo poi promettere al presidente Usa George Bush che verrà fatta un’indagine per individuare e punire i colpevoli.

Molto ferma la presa di posizione del deputato ultranazionalista Zhirinovskij: “Spesso non era solo critica, ma anche cattiva”.

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Di tutt’altro tenore il commento di Mikhail Gorbaciov: “La sua uccisione è un crimine selvaggio contro una giornalista seria e professionale e una donna coraggiosa. Ci sono tanti giornalisti da noi che fanno il loro lavoro con professionalità e coraggio. Ma certo, Anna Politkovskaja era una giornalista speciale, direi meravigliosa Un crimine gravissimo contro il Paese, contro ognuno di noi”.

Tante le reazioni dall’estero. Il presidente francese Jacques Chirac scrive ai figli di Anna: “L’assassinio di vostra madre ha scioccato tutti i francesi che credono nella libertà di stampa”. Il ministro britannico per gli Affari europei Geoff Hoon parla di un “crimine terribile e preoccupante”. In Italia il vice ministro degli Affari esteri Ugo Intini, in risposta a un’interrogazione parlamentare, annuncia: “L’Italia condivide la posizione espressa dalla Presidenza dell’Unione europea e l’aspettativa che venga condotta un’indagine seria e approfondita, che conduca all’individuazione dei responsabili e alla loro consegna alla giustizia”. Reazioni commosse e indignate anche da Finlandia, Svezia, Stati Uniti, Germania…

Tante belle parole.

La polizia russa va subito in redazione, dove sequestra parte della documentazione relativa all’ultima inchiesta di Anna, su una serie di terribili torture in Cecenia. E porta via anche il dischetto infilato nel suo computer. Tutto il materiale non sequestrato viene pubblicato due giorni dopo sotto forma di articolo sulla Novaja Gazeta.

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L’attivista ed ex campione degli scacchi Garry Kasparov commenta a caldo: “La Russia diventerà un Paese normale quando, il 7 ottobre, invece di festeggiare il compleanno di Putin onorerà la memoria di Anna”.

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“Il suo assassinio è stato uno shock. All’estero, lei è diventata un simbolo del giornalismo indipendente. In Russia, per molti oggi è un’icona. Il dramma è che lei è diventata davvero famosa solo dopo la sua morte” spiega Nadia Azhgikhina.

Anna ha avuto un piccolo privilegio: il suo ultimo giorno lo ha vissuto in una Mosca dal clima piacevolmente mite. Il 10 ottobre, invece, è una giornata fredda e piovosa. Alla cerimonia funebre partecipa un migliaio di persone: colleghi, lettori, ammiratori. Ci sono dieci delegazioni straniere.

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L’Italia è rappresentata dall’europarlamentare radicale Marco Pannella, che dice: “Sono venuto qui per ringraziare questa nuova vittima. E per dare una testimonianza. È un dato di fatto che aumentano gli assassinati e gli assassini. Aumenta il potere degli assassini, aumenta il martirio di chi è inerme ma non inerte”.

Non è presente nessun rappresentante del governo russo né delle istituzioni.

Ci sono, invece, ovviamente, i figli e la sorella. E anche l’ex marito. Una testimonianza eloquente è rappresentata da una fotografia che ritrae insieme, vicini, la sorella Elena, la figlia Vera e l’ex marito Alexander. Sono vestiti di nero tutti e tre. Vera, in mezzo, ha l’aria contrita. Elena sembra indirizzare verso l’ex cognato uno sguardo ostile. Lui ha gli occhi bassi, le braccia incrociate, una postura che sembra tradire il suo imbarazzo. Ci immaginiamo che si senta un po’ fuori posto. Probabilmente, ha ragione.

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Come due settimane prima al funerale del marito, manca la madre di Anna.

La sorella Elena non voleva che Raisa fosse informata. Perciò si era messa d’accordo con medici e infermieri di non dire nulla e tenere spenta la tv. Ma la cosa non poteva andare avanti a lungo, così qualche giorno dopo dice alla madre: “Ti devo parlare”. E lei, che capisce subito, afferma: “Hanno ammazzato Anna”.

La madre, poi, si riprenderà. Parteciperà a manifestazioni in ricordo della figlia (nell’immagine, è “scortata” da Dmitry Muratov, caporedattore della Novaja Gazeta).

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Vivrà fino al 2021, facendo in tempo a battersi lei stessa perché l’omicidio della figlia possa ottenere giustizia.

Anna è seppellita nel cimitero moscovita Troekurovskoe. La sua tomba si trova quasi al limite del cimitero, nella settima sezione, in compagnia di militari, politici, uomini di scienza e di arte. Per la lapide viene scelta una foto in cui ha i capelli alle spalle, indossa una camicia bianca e, inutile dirlo, non sorride. Il monumento funebre consiste nella riproduzione in cemento bianco di una pagina di giornale, con cinque fori, a ricordare i colpi sparati su di lei.

 

La vera storia di Anna Politkovskaja. Il funerale

Uno dei presenti al funerale è il corrispondente da Mosca del Time, Yuri Zacharovič, che commenta: “Mosca non vedeva da anni una manifestazione dissidente di massa”.

Due giorni dopo, anche Parigi rende omaggio ad Anna. Mille persone manifestano per quasi un’ora sul piazzale di Notre-Dame. “Anna è morta per noi, perché sappiamo la verità, ma è morta anche a causa nostra, perché l’abbiamo ascoltata a malapena!” esclama il filosofo e saggista André Glucksmann. Si osserva un minuto di silenzio, poi testi della Politkovskaja vengono letti da Jane Birkin e Catherine Deneuve.

Racconta la collega Azhgikhina: “Dopo il suo funerale, un gruppo di giornaliste di cui facevo parte anch’io ha organizzato una marcia con lo slogan ‘Non sparare a mia mamma’. Poi abbiamo letto a voce alta l’elenco dei giornalisti morti a partire dal 1991. Ci sono voluti 40 minuti e questo ha sconvolto tutti. C’erano 211 nomi. In seguito, è stato creato un database che oggi ne conta più di 350”.

La notizia della sua morte suscita commozione, soprattutto fuori dalla Russia. Molti capi occidentali, fra cui Blair e Bush, rilasciano dichiarazioni ufficiali. Le associazioni umanitarie parlano di omicidio politico.

“Qui al giornale siamo stati sommersi dai telegrammi, dai fiori e dagli attestati di solidarietà arrivati da ogni parte del mondo” racconta Vitaly Yaroshevski, vice direttore della Novaja Gazeta.

Telefonate di condoglianze e offerte di aiuto arrivano anche da tanti ceceni che la figlia Vera definisce “molto passionali”.

Codoleeza Rice, segretario di Stato americano, in visita a Mosca, incontra il figlio di Anna, Ilya, e il caporedattore della Novaja Gazeta, Dmitry Muratov.

Arriviamo a metà novembre: sono passati 40 giorni, dalla morte di Anna. È il periodo di lutto che, secondo la tradizione ortodossa, è necessario perché l’anima si stacchi definitivamente dal corpo e salga in cielo. Solo adesso, per la sua religione, lei è finalmente libera dai legami terreni. E libera di andare oltre. Lei, che di certo non si può dire che nella sua vita abbia mai volato basso, adesso può librarsi ancora più in altro.

 

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