La vera storia di Anna Politkovskaja. Ramzan Kadyrov.

Chi era Anna Politkovskaja, la reporter russa che osò denunciare il regime di Vladimir Putin, gli eccidi della guerra in Cecenia e gli orrori perpetrati da Ramzan Kadyrov?

Per scrivere il mio romanzo Anna Politkovskaja. Reporter per amore edito da Morellini ho studiato la sua vita. Letto i libri che ha scritto e che su di lei sono stati scritti. Ho intervistato le persone che le sono state vicine: la sorella Elena, l’amica Nadia, l’inviata Stella Pende… Poi, intorno alla sua biografia, ho costruito una cornice narrativa che ha reso più accattivante la sua biografia, già però molto avvincente.

A seguire, un capitolo alla volta, ecco la biografia, completa e approfondita, di Anna Politkovskaja, la grande reporter russa che, fino all’ultimo, fu una spina nel fianco per Vladimir Putin, Ramzan Kadyrov e tutti i soldati russi che, in Cecenia, si macchiarono di reati gravissimi.

Questa è la dodicesima puntata. L’undicesima è: Dubrovka

Ramzan Kadyrov

“Vuole uccidermi perché ho pubblicato la nostra intervista senza cambiare una virgola. Secondo lui avrei dovuto, per farlo apparire più intelligente”

Oltre ai reportage, ci sono le interviste. Negli anni, Anna ne fa moltissime. Con militari e burocrati interagisce senza timori reverenziali. Con profughi, vittime di ingiustizie e persone che hanno perso un familiare, invece, si rapporta con la massima empatia.

Ma fra tutte le interviste, ce n’è una più rappresentativa – iconica, si potrebbe dire – di altre. È quella del 29 agosto 2004 a Ramzan Kadyrov. Ma chi è Ramzan Kadyrov? Con la sua penna tagliente, la Politkovskaja ce lo introduce così: “È il figlio, mentalmente disturbato, dell’ex presidente ceceno, morto ammazzato. È privo della benché minima istruzione. Ruba, ricatta e lo fa passare per terrorismo. Comanda colonnelli e generali senza neanche essere un poliziotto, solo perché è il favorito di Putin. È un vigliacco armato fino ai denti”.

La vera storia di Anna Politkovskaja. Kadyrov e Putin

Aggiungiamo solo qualche dettaglio. Nato il 5 ottobre (tenete a mente questa data, ci torneremo) del 1976, all’epoca dei fatti qui narrati non ha ancora 28 anni. Suo padre era Achmat Kadyrov, discusso e discutibile presidente della Repubblica Cecena, ucciso in un attentato nel maggio di quello stesso anno. Alla morte del padre, Ramzan è nominato vice primo ministro, per poi ricoprire la carica che era stata del padre a partire dal 2007, su proposta di Vladimir Putin.

Ben poco profetica la definizione che di Ramzan dà Alexander Politkovsky, il marito di Anna: “Kadyrov: è un idiota e durerà poco, lo ammazzeranno presto come hanno fatto con il padre”.

Nella realtà dei fatti, le cose sono andate un po’ diversamente: fino al 2011, Kadyrov junior ha ricoperto il ruolo di presidente ceceno. Da allora, della sua carica è cambiata la definizione (da presidente a capo). Nel 2016, la carica è diventata elettiva e lui si è imposto con il 97% dei voti.

La vera storia di Anna Politkovskaja. Kadyrov e tigre

Nel 2007, The Independent ne traccia un ritratto. Emerge così che i suoi “animali domestici” sono un leone e una tigre di una specie in via d’estinzione. Appassionato di pugilato, annovera tra i suoi amici l’ex boxeur Mike Tyson. Amante del lusso e dello sfarzo, ha l’abitudine di distribuire ai suoi connazionali rotoli di banconote. Dotato di un importante culto della personalità, ha disseminato il Paese di suoi ritratti con la scritta “Siamo fieri di te”. Consenso popolare non sempre rispondente al vero.

A oggi, Kadyrov è ancora alla guida della Cecenia: negli anni, specie dal 2009 (fine della Seconda guerra cecena), la presenza delle forze russe è diminuita e i suoi poteri aumentati.

Durante la pandemia, sempre per dare un’idea del personaggio, Kadyrov prima ha negato l’esistenza del virus, poi ha sostenuto che si curasse con una mistura a base di limone, miele e aglio. Al dilagare del contagio, ha imposto una quarantena severa e la pena di morte per chi la violasse. Infine, quando lui stesso si è ammalato in modo serio, si è fatto curare in una clinica di Mosca. Fra le sue iniziative più recenti, quella con cui ha vietato in Cecenia le immagini degli eroi Marvel negli spazi per bambini.

Di recente, ha schierato le sue milizie sanguinarie a fianco di Vladimir Putin nella guerra (ehm, operazione speciale) contro l’Ucraina.

Castano rossiccio, capelli corti e lunga barba, sembra un incrocio tra J-Ax e Bobo Vieri. Lo sguardo, più che minaccioso, è appannato; l’aspetto quello di un orsacchiotto. Ma non bisogna farsi ingannare dalle apparenze.

Questi dettagli, insieme ad altri che racconta Anna, fanno sorridere. Ma dietro l’apparenza di “tipo folcloristico” si nasconde un uomo pericoloso. Accusato di essere spietato e brutale, per la stampa è implicato (in prima persona o tramite l’esercito privato che capeggia) in casi di torture, stupri e omicidi. La Novaja Gazeta, il giornale di Anna, nel 2007 realizza un’inchiesta, ripresa da Amnesty International, in cui documenta in Cecenia un campo di concentramento per omosessuali, che qui vengono torturati e uccisi. Il portavoce di Kadyrov ha negato, in Cecenia, l’esistenza stessa di omosessuali.

La vera storia di Anna Politkovskaja. Kadyrov e palazzo Grozny

Ma torniamo al 29 agosto 2004. Anna si presenta nel palazzo presidenziale di Grozny. Sfarzoso e inespugnabile, protetto da alte recinzioni e metal detector. L’attesa è lunga, 6-7 ore racconta lei. Intanto, le fanno visitare la palazzina in cui lui vive. “In cortile c’è una fontana: brutta e assurda, ma pur sempre una fontana. Il terrazzo è arredato con mobili in bambù fatti venire da Hong Kong: hanno appeso il cartellino del prezzo. Il cartellino del prezzo su tutto è ricorrente, c’è anche sullo specchio del bagno e sul water”.

Ramzan è ricco e ci tiene a far vedere quanto costano i lussi che si concede. Ovunque ci sono saune, piscine, vasche Jacuzzi. Anna vede due camere da letto, una tutta rosa e una tutta azzurra. E mobili massicci e opprimenti.

“Alla fine Ramzan arriva, si stravacca in poltrona, accavalla le gambe e quasi mi mette il piede nudo in faccia. Ama ripetere frasi del tipo ‘Vinco sempre io’, ‘Sono forte’”.

L’intervista procede.

“Qual è il suo hobby?” chiede Anna.

“Le donne” risponde Ramzan.

“Che cosa ne pensa sua moglie?”

“Lo faccio di nascosto”.

“Che titolo di studio ha?”

“Laurea in legge. Sto per finire. Sto dando gli esami”.

“Quali?”

“Come sarebbe quali. Gli esami…”

“In che cosa si specializza?”

“Sono avvocato”.

“Penalista o civilista?”

“Non me lo ricordo. Me l’ero scritto su un foglio, ma non me lo ricordo. Ho troppe cose da fare…”

Una volta che ha visto pubblicata l’intervista di Anna, Kadyrov non ha gradito.

“Trovo inaccettabile il comportamento di questa giornalista. Non sa che la funzione di chi intervista è far fare bella figura all’intervistato?”

Motivo sufficiente per spiccare una condanna a morte nei suoi confronti? Lei ne è convinta e non è la sola.

“Una volta ero in Cecenia e le donne tra la folla hanno cercato di nascondermi, perché erano sicure che Kadyrov mi avrebbe fatto sparare sul posto se avesse saputo che ero lì”, ha detto la Politkovskaja. “Mi hanno ricordato che Kadyrov aveva giurato pubblicamente di uccidermi. In realtà, durante una riunione del suo governo, aveva detto che la Politkovskaja era una donna condannata”.

La vera storia di Anna Politkovskaja. Ramzan Kadyrov

Ma Kadyrov aveva avuto anche un piano B, per far tacere Anna. Un piano che però era naufragato: provare a screditarla.

Racconta il marito: “Per lei la credibilità era tutto. Kadyrov minacciò di trascinarla in una sauna e farla fotografare in pose sconce con uomini nudi”.

Nell’ultima intervista rilasciata alla radio indipendente Svoboda (il termine sta per “libertà”, il che la dice lunga), la Politkovskaja ha affermato di voler pubblicare sulla Novaja Gazeta i risultati di un’inchiesta sulle torture in Cecenia. L’articolo non è mai stato inviato.

Dopo l’omicidio di Anna, Ramzan Kadyrov ha dichiarato: “Non uccidiamo le donne, noi le amiamo. Sarebbe dovuta restare a casa in cucina. Non mi è mai importato di quello che ha scritto”.

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