Una sconosciuta.

Dopo un incidente d’auto, Carmen si risveglia senza memoria e senza passato. Con un morto sulla coscienza. E un sospetto, che poi diventa certezza: qualcuno ha tentato di ucciderla. Ma chi? E perché?

Carmen sembra una donna come tante. È una professoressa di lingue, ha un marito e due figli. Un sera, mentre è alla guida della sua macchina, succede qualcosa. L’auto sbanda, vola dall’altra parte del guardrail e lei finisce in coma. Nader Hassan, un ragazzo egiziano in auto con lei, muore nell’incidente.  Ma non risultano legami tra i due. Il marito è certo che non si conoscessero. Allora, che cosa ci facevano insieme?

Dodici giorni dopo, Carmen si risveglia. Ma chi è quella donna che si guarda allo specchio distesa in un letto di ospedale? La sconosciuta, così si definisce, non ha più un passato. Non riconosce il marito, né i figli. Tutti i suoi ricordi sembrano essere stati annientati dall’impatto.
L’unico modo per riappropriarsi della sua vita è cominciare una terapia cognitiva. Il passato prende forma e Carmen si rende conto di non essere la moglie e la madre modello che tutti credevano.

A occuparsi del caso è il maresciallo dei Carabinieri Vanni Campisi. Lui intuisce subito che qualcosa non torna. Ma è solo questo a spingerlo a indagare o è piuttosto la forte attrazione ancora viva per una donna, proprio Carmen, incontrata tanti anni prima e di cui non è mai riuscito a liberarsi davvero?

E mentre lei tenta di ricostruire i suoi ricordi, Campisi le rivela che la macchina è stata manomessa da qualcuno che voleva ucciderla, forse qualcuno di cui lei non ha più memoria.
Chi è?
Perché vuole vederla morta?
Adesso che i suoi ricordi sono sbiaditi, è ancora in pericolo?

Estratto

«Lo faccio, come sono abituata. Non succede niente. È un gesto semplice, che negli anni mi è diventato familiare. E che ha sempre conseguenze automatiche, sicure. Ora no. Compio l’azione, che però resta priva di effetti. All’inizio, il mio cervello la registra come una stranezza. È una frazione di secondo. Riprovo. Ancora niente. Lo stupore si trasforma in disappunto. E poi paura. E infine terrore. Possibile che da questo semplice gesto dipenda la mia incolumità? La mia stessa sopravvivenza? Riprovo, urlo, mi aggrappo. Sotto le dita sento qualcosa in plastica dura. E poi in carne che freme. Qualcuno echeggia il mio urlo. Chiudo gli occhi e penso che questa può essere l’ultima cosa che faccio»

 

Dal 25 ottobre in libreria