Come informarsi sul Coronavirus.

Informarsi sul Coronavirus

È l’argomento (e la preoccupazione del momento), ma come informarsi sul Coronavirus?

Me lo ha chiesto la formatrice Lilia Pavone. Ne abbiamo chiacchierato per un quarto d’ora. Ma resta molto altro da dire.

Perciò, date un’occhiata alla video intervista e, se volete approfondire le modalità per informarsi sul Coronavirus (e su qualsiasi altro argomento, naturalmente) andate avanti a leggere.

Come selezionare le fonti?Faccio la giornalista da 25 anni e lavoro nella redazione del mensile di Business Millionaire. E per lavoro sono abituata a trovare e selezionare le fonti migliori. Iniziamo con una buona notizia: tutti siamo abituati ad adottare il metodo giornalistico e lo facciamo ogni giorno, senza neanche pensarci. Immaginiamo di dover cambiare lo smartphone. Come ci documentiamo? Chiediamo a un amico che ne capisce, andiamo nel negozio di elettronica sottocasa, guardiamo offerte e pareri online. Poi, quando pensiamo di saperne abbastanza, mettiamo insieme i pezzi e prendiamo la nostra decisione. Un giornalista fa la stessa cosa: cerca le fonti, mette insieme le info, si fa una sua idea e poi scrive il suo articolo.

Come devono essere le fonti?

In primo luogo, diversificate. Nel mio libro per ragazzi Il sogno di Anna, un romanzo che però detta anche le buone regole del giornalismo, la giovane protagonista frequenta un corso di giornalismo e come compito deve scrivere un articolo. Bene, per farlo si documenta su Wikipedia. Il che va bene, ma non basta. Perché Wikipedia è un’enciclopedia nata dal basso a cui tutti possono contribuire il che è un bene e un male allo stesso tempo. Quindi va bene, ma solo come spunto iniziale, da verificare. È chiaro che bisogna scegliere fonti attendibili: sì a la Repubblica no alla repubblicadellebanane.it. Di prima mano. L’ideale è andare alla fonte. Trovi citati i risultati di una ricerca? Vai sul sito dell’istituto che l’ha fatta. Racconti un fatto? Intervista i testimoni. Guai al sentito dire: mio cugino mi ha detto che una volta ha conosciuto un tale che sosteneva… 😉

Un errore grave?

Guardare ogni questione dal nostro personale punto di vista e applicare un ragionamento induttivo. Faccio un esempio. In epoca di Coronavirus, io guardo dalla finestra di casa mia, vedo che in strada non c’è nessuno e affermo “le città italiane sono vuote”. È chiaro che è un’affermazione quantomeno spericolata. Ma moltissimi fanno così. Al contrario, bisogna invece alzare lo sguardo e allontanarsi il più possibile dal problema, guardarlo dall’alto. Ecco perché consiglio non solo, ovviamente, di prendere in considerazione un insieme di punti di vista abbastanza numerosi da dare un quadro del fenomeno. Ma anche di attingere a fonti lontane. Per esempio, ascoltare anche media stranieri. In questi giorni, io consiglio più che mai l’inglese BBC e la francese France 24.

E qui arriviamo alle fake news…

Partiamo con una fake news sulle fake news: siamo portati a pensare che si tratti di false notizie fabbricate ad arte per farci cadere in trappola. In realtà, la colpa non è solo di chi le divulga, ma anche, per assurdo, di chi ci crede. Le fake news spesso sono notizie sì false, ma alle quali noi scegliamo scientemente di credere. L’esempio di scuola è quello della campagna presidenziale Usa di 4 anni fa. Fece scalpore un fuorionda in cui Donald Trump disse “Quando sei famoso, con le donne puoi fare quello che vuoi”. Non era una dichiarazione ufficiale, ma ovviamente era un’affermazione che la diceva lunga sull’indole dell’uomo. Qualche giorno dopo, Trump, durante una tappa del tour elettorale affermò “al mondo non esiste uomo che ami e rispetti le donne più di me”. Bene, il 46% delle donne americane ha scelto credergli, votarlo e contribuire alla sua elezione a scapito della rivale (donna, peraltro) Clinton.

Spesso crediamo più volentieri e con maggior facilità a quello che ci piace. Per questo motivo crediamo a un complimento o una per quanto improbabile possibilità di aver vinto un concorso a premi al quale non ricordiamo neppure di aver partecipato.

Le fake news si distinguono facendo caso alla fonte e scartando le notizie troppo clamorose. In caso di dubbio, verificare sempre prima di crederci e, ancora più importante, di condividere. Siamo tutti abituati ai social, dove leggiamo due righe e ci sembra di capire tutto. Ma prima di condividere una notizia, specie in un’epoca come questa, il suggerimento è di leggerla, rileggerla e pensarci due volte. Perché magari noi siamo ritenuti una fonte attendibile e contribuiamo alla divulgazione di una notizia falsa e anche pericolosa.

Un indicatore di notizia falsa è un interesse altrui. Abbiamo ricevuto tutti l’email del milionario moribondo che vuole nominarci eredi della sua fortuna, ma ci chiede 300 euro per l’iter burocratico. Ok, questa è più una truffa.

A volte, invece, ci sono notizie false assolutamente immotivate. Per esempio: in questi giorni girano degli audio di medici che raccontano le condizioni di lavoro negli ospedali in emergenza per il Coronavirus. Spesso sono falsi. Ma chi li ha messi in giro e perché ? Mistero. Lo stesso mistero che sta alla base di notizie false messe in giro apposta annunciando magari la morte di Vip. O facendola tornare di attualità. È morto Paul Newman: noi condividiamo la notizia, finché qualcuno non ci fa notare che sì, è vero, ma è anche successo ben 12 anni fa.

Quindi abbiamo una responsabilità nell’informarci, ma anche nell’informare…

Con i social, siamo diventati tutti divulgatori di notizie. Ecco perché abbiamo la responsabilità di vagliarle bene prima di divulgarle a nostra volta.

Un commento su come leggere i numeri.

I numeri, come le notizie, vanno contestualizzati. Un numero non è indicativo di per sé. Anche in questo caso, dobbiamo fare appello al nostro senso critico. Se l’ipotetica associazione nazionale uomini con la barba afferma che il 30% delle donne italiane ama gli uomini con la barba, noi dobbiamo fare due riflessioni. La prima: da dove deriva questo dato, quante donne hanno intervistato: 2, 150, mille? La seconda: la stessa notizia può anche essere data, dicendo che il 70% delle donne italiane, cioè la stragrande maggioranza, NON ama gli uomini con la barba.

Nello stesso modo, sono spesso gli organi di informazione che attirano l’attenzione su un problema anziché un altro. In un periodo si parla solo degli incidenti ai ciclisti, in un altro degli anziani rapinati in casa, ma noi non sappiamo mai se è il fenomeno a meritare tutta questa attenzione o semplicemente si tratta di pilotare l’informazione per non parlare di altro.

Facciamo un esempio per informarsi sul Coronavirus. Si dice che è più letale in Italia che in Cina. Poi ad approfondire il fenomeno, si scopre che l’età media in Italia è più alta e che da noi il tampone viene fatto solo in caso di sintomi. Ciò spiega benissimo questa differenza e ci tranquillizza un po’. E sempre parlando di come informarsi sul Coronavirus, ha senso parlare di malati in senso percentuale e meno in senso assoluto. E poi concentrarci sui numeri interessanti: un contagiato può essere asintomatico, quindi è più interessante verificare l’andamento dei ricoverati in terapia intensiva, per esempio.

Ma quindi dov’è la verità?

Non c’è un’unica verità, ma moltissimi punti di vista. All’inizio di questa crisi, il bollettino quotidiano partiva col numero dei morti, ora parte con quello dei guariti. Questo già di per sé fa capire quanto conta il modo in cui si danno le notizie. Magari ci nascondono qualcosa, ma forse lo fanno anche per il nostro bene. A volte, è meglio non sapere troppo e affrontare le situazioni un passo alla volta. 😉

È necessario informarsi sul Coronavirus per sapere come fare al meglio la nostra parte, perché rischiamo tutti, non solo gli anziani (di morire di Coronavirus) ma anche gli altri, di malasanità (ospedali presi d’assalto e impossibilitati ad affrontare le questioni extra Covid-19).

#resistenza #resilienza #aiutiamoilprossimo #stiamoacasa

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