Chiarisciti: che cosa vuoi ottenere con il tuo scritto?.

“Oggi mi alleno in oratorio e da lì esco alle 16”. Questo è il WhatsApp che una ragazzina scrive alla madre. Storia vera. Faccio passare il bigliettino fra i ragazzi e chiedo loro “Che cosa voleva dire la ragazzina?”. Al di là delle info chiaramente espresse (luogo dell’allenamento, orario di fine), mi preme che emerga che cosa voleva ottenere, secondo loro, la ragazza con il suo messaggio. Dopo un tempo variabile (fra 30 secondi e cinque minuti) c’è sempre qualcuno che dice, azzeccandoci, che la ragazzina ha scritto il biglietto perché voleva che la madre l’andasse a prendere alla fine degli allenamenti. Ma, nella realtà, a fine allenamenti la ragazza non ha trovato nessuno ad aspettarla. Così, arrabbiatissima, è andata a casa e se l’è presa con la madre. “Perché non mi sei venuta a prendere?” le ha chiesto. Risposta: “Perché tu non me lo avevi chiesto”.

A questo punto chiedo alla classe chi ha ragione fra la madre e la figlia. E tutti devono riconoscere (seppure a malincuore) che ha ragione la madre, perché la figlia non aveva espresso chiaramente il desiderio che la mamma la andasse a prendere.

Che cosa impariamo da questo esempio? Dobbiamo esplicitare ciò che vogliamo ottenere con il nostro scritto. Chiedere non è facile, ma spesso è l’unico modo per ottenere. Sottintendere, alludere, buttare là spesso non basta.

Perciò dobbiamo prima chiarire con noi stessi qual è il nostro obiettivo e poi trovare le parole per farlo. Mettendo in conto anche un rifiuto, certo, ma almeno potremo dire di averci provato.

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