Le parole da non dire.

A volte tocca scrivere delle comunicazioni “spinose”. Pensiamo agli editori che rifiutano un manoscritto (e tutti gli autori ne sanno qualcosa). Al selezionatore del personale che comunica al candidato che non ha passato il colloquio. Alla ragazza che risponde no al messaggino del compagno che le chiede di uscire con lui. All’amico che scrive una lettera di condoglianze.

Primo: edulcorare la pillola. Meglio non scrivere “mi spiace che tuo padre sia morto”; da preferirsi espressioni equivalenti ma più gentili (“non c’è più”, “ci ha lasciato”, “è volato in cielo”). Nello stesso modo, non si distrugge il pretendente (“sei uno sfigato”) ma si spiega che “non è scattata la scintilla”. Quando possibile, evitiamo espressioni abusate e frasi fatte: il “purtroppo non rientra nella nostra linea editoriale”, per intenderci.

Dalla nostra, abbiamo una lingua ricca, piena di sfumature e sfaccettature: usiamola al meglio, plasmandola e adattandola alle varie situazioni e alle più diverse esigenze.

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