Leggere, leggere, leggere.

Le case editrici sono piene di manoscritti di scrittori che non leggono. E non pensiate che non se ne accorgano. Leggere è fondamentale per poter scrivere (bene). Leggendo si imparano costruzioni e termini nuovi, si affina il proprio senso estetico e quello per il ritmo, si tasta il polso al mercato, si capisce che cosa è bello, piace, funziona. Poi si può anche scrivere altro ma, forti di questo bagaglio, lo si scrive di certo meglio. Con maggior sicurezza e cognizione di causa. E si può anche “copiare” qualche idea. Del resto “Rubare idee da una persona è plagio, rubarle da molte è ricerca” (Legge di Felson). In particolare, quando ci cimentiamo con un genere letterario nuovo, dobbiamo conoscerlo bene. E il modo migliore è leggere dei (buoni) libri che appartengono a quel genere. In questo modo, possiamo individuare gli elementi essenziali, gli stili narrativi, i tipi di ambientazione tipici del genere.

Ma il concetto si estende a tutte le applicazioni della scrittura. Vogliamo scrivere un soggetto per il cinema? Leggiamo dei bei soggetti e facciamo tesoro delle tecniche dei professionisti. Vogliamo promuovere la nostra attività sui social? Vediamo come lo hanno fatto in modo più efficace i nostri concorrenti. E così via.

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