Qualche dritta per dialoghi credibili.

Premessa: la letteratura non ha la pretesa di rendere il parlato nella sua autenticità. I dialoghi dei romanzi sono giocoforza un po’ artefatti, perché funzionali alla storia e più sintetici. Però devono essere credibili. E qui veniamo al primo errore che fanno gli esordienti: far parlare tutti i personaggi con la propria voce. E invece ogni persona (come ogni personaggio) ha una voce diversa che varia al variare dell’età, della classe sociale, del livello di istruzione, della situazione, dello stato d’animo…

Per trovare la voce di ogni personaggio (che potrà variare anche per piccole sfumature, intercalari, modi di dire…) occorre ascoltare molto. Prendere a modello persone “simili” ai nostri personaggi. Se necessario, anche confrontarsi con un gruppetto di persone con quelle caratteristiche a cui chiedere modi di dire ed espressioni tipo. O frequentare locali pubblici e/o forum online frequentati dal target che ci interessa raccontare.

A tal proposito, vi racconto un aneddoto. Sebastiano Rizzo, l’ispettore di polizia protagonista dei miei gialli, ha un rapporto piuttosto conflittuale con il suo sottoposto, il vice-ispettore Maurizio De Carlo, specie quando quest’ultimo ne combina una delle sue. Quando il mio secondo giallo A nozze col delitto è arrivato sotto le grinfie dell’editor (vedremo più avanti chi è e perché è così importante), lui ha notato che il dialogo relativo al litigio più acceso fra i due era altamente improbabile. “Non è credibile che due maschi adulti arrabbiati siano così educati” disse Fernando. E infarcì quello scambio di parolacce ed espressioni forti. Io all’inizio ci restai male, ma poi capii che aveva ragione lui. Che ne dite, vi sembra che lo scambio così funzioni?

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