Autobiografia: come farla funzionare.

Autobiografia nella fiction?

Autobiografia sì o no, nella fiction?

«Tutto quello che non è autobiografia è plagio» sostiene il regista Pedro Almodóvar.

E infatti parlare di sé non è vietato, nelle opere di fantasia. Perché tutto ciò che è vero – episodi, esperienze, dialoghi – suona genuino e verosimile, proprio perché lo è. Perciò un narratore può, e anzi deve, attingere anche dalle sue peculiarità biografiche per arricchire il testo. Ovviamente, non c’è un modo giusto e sbagliato di farlo ma, come sempre, est modus in rebus.

Se parliamo troppo di noi stessi, il rischio è quello di scrivere qualcosa in cui possiamo riconoscerci solo noi. Il “trucco” è quello di “sparpagliare” le nostre caratteristiche qua e là, come una spezia saporita su un piatto ben cucinato. Altrimenti, si potrebbe risultare troppo autoreferenziali.

Se parlo di una scrittrice e giornalista nata a Milano, cresciuta in Toscana, che tifa Fiorentina, si è laureata alla Bocconi ed è una fan di Russell Crowe potrei far scattare l’immedesimazione, processo alla base delle storie di successo, in pochissime persone! 😉

Vietato anche raccontare un protagonista che somiglia moltissimo all’autore/all’autrice, ma in versione assai migliorata. È più bello, ha più successo in amore, ha un sacco di soldi, fa viaggi bellissimi, ha un lavoro incredibile… Anche questo (e gli esempi si sprecano, anche fra romanzieri di successo) stona un po’. Come dicono i giovani: è too much! 👎

E allora che fare❓

  1. Usare solo gli elementi che sono funzionali alla trama
  2. Cercare, da scrittore, di fare un passo di lato e lasciare spazio ai personaggi
  3. Mescolare realtà e fantasia, memorie e cronaca, immaginazione e storia

Un esempio. Faccio coming out: di sera mi piace guardare le finestre illuminate.
Mi piace cogliere i piccoli dettagli delle vite degli altri: una tenda colorata, una lampada dell’Ikea, quadri appesi alle pareti. A volte, quando sono più fortunata, scorgo una mamma che culla il suo bimbo, un ragazzo che fuma in terrazza.
All’angolo dietro casa mia scorgo spesso un signore anziano che fa la cyclette davanti alla finestra. Lui guarda fuori come io guardo dentro.

Ho regalato questa piccola mania a uno dei personaggi del mio romanzo Le stagioni della verità. Lei è Pamela: giovane, procace, ferita confusa. La sua vita sta per andare in pezzi, quando trova una scialuppa di salvataggio. E la trova proprio guardando una finestra illuminata del palazzo di fronte.

Siamo in piazza Piemonte, nei due palazzi gemelli, i primi grattacieli di Milano. Dietro quella finestra illuminata, Pamela vede un ragazzo bruno. A distanza, tra i due scatta qualcosa. Ma chi è lui e come potrà cambiare la vita di Pamela e, forse, di tutti i Monteleone?

 

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