Basta entrare in una libreria per accorgersi di un paradosso: scrivere resta un’ambizione diffusa, ma sempre più spesso ci confrontiamo con libri brutti.
Oggi dare alle stampe un libro è molto più facile. Autopubblicazioni, editori a pagamento, editor compiacenti. E i risultati si vedono. Di frequente (credo capiti anche a te), si leggono libri decisamente brutti. Con trame raffazzonate, personaggi bidimensionali, trovate inverosimili, dialoghi troppo letterari (o troppo colloquiali), errori di forma e di concetto. E tanta, troppa, autoreferenzialità. E questo, lo vediamo ogni giorno, non è solo un problema degli scrittori autopubblicati. Anzi, fra loro a volte si nascondono dei piccoli tesori.
Il problema riguarda anche case editrici importanti e scrittori blasonati. Capita che, forti di successi precedenti, alcuni scrittori tornino in libreria con prove meno felici, senza che il loro editore trovi la forza (o il senso critico) di chiedere prima i necessari cambiamenti.
La conseguenza? Librerie affollate, lettori delusi, vendite modeste. Insomma, i libri brutti sono un problema per tutti. Senza contare che chi ne pubblica uno rischia di “bruciarsi” sul mercato. Al contrario, molto meglio lavorare sul proprio testo, in modo da arrivare con un libro convincente e di qualità.
Ma come capire se abbiamo scritto un libro di valore❓Ecco un test semiserio per mettersi alla prova.
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